2026 Un cammno disarmante

La guerra è tornata fra noi, nella nostra Europa. Ci riguarda da vicino: è già il nostro presente, nell’Ucraina invasa dalla Russia di Putin, nella Striscia di Gaza attraverso il sostegno militare e diplomatico garantito a Israele, e pare destinata a essere il nostro futuro, visti i preparativi degli stati europei e della stessa Unione, decisi a sostenere il passaggio di fatto a un’economia di guerra. La produzione di armi, munizioni e altri apparati militari è il “volano economico” di sviluppo individuato per affrontare la crisi di sistema in corso e
anche la risposta alla disgregazione geopolitica del momento. L’Unione Europea vuole riarmarsi massicciamente per fare la voce grossa accanto alle grandi potenze economiche e militari del pianeta (Usa e Cina), prefigurando una competizione e uno scontro destinati a riportare il pianeta sotto la minaccia incombente di un conflitto atomico.
Questo scenario comporta costi sociali e politici enormi. L’economia di guerra – cioè la moltiplicazione delle spese militari – implica necessariamente il dirottamento di risorse finanziarie oggi destinate alle spese sociali e sanitarie, e anche l’abbandono di fatto delle iniziative per il contrasto alla catastrofe climatica in corso. Saranno disponibili sempre meno soldi per la conversione ecologica delle industrie e delle produzioni di energia e sarà ancora più difficile, forse impossibile, costruire un clima di collaborazione e cooperazione fra stati, condizione necessaria per avviare politiche efficaci di mitigazione degli effetti negativi dei mutamenti climatici su scala planetaria. In questo senso il fallimento della recente Cop 30 sul clima è l’altra faccia dell’imbarbarimento delle relazioni internazionali; sta tornando a prevalere la legge del più forte, con la progressiva demolizione del diritto internazionale e di istituzioni come le Nazioni Unite, la Corte penale internazionale, la Corte internazionale di giustizia.
Si diffonde anche, nelle nostre società, una spaventosa banalizzazione della guerra, attraverso campagne politiche e mediatiche, più o meno esplicite, volte a farla apparire come “possibile”, forse “necessaria”, pressoché ineluttabile. L’economia di guerra prepara alla guerra ed è destinata a fagocitare ogni possibile prospettiva di trasformazione ecologica dell’economia, qualsiasi ipotesi di giustizia sociale. La stessa Unione
Europea sembra essere attraversata da un’oscura pulsione autodistruttiva: nata come istituzione pacifista, antinazionalista, con la vocazione a essere terra di tutela dei diritti umani e della dignità di ogni vita, si sta trasformando in un “super stato”, preda delle stesse ossessioni nazionaliste e suprematiste che stanno sfigurando molte democrazie occidentali.
Questo percorso regressivo e pericoloso può essere ancora arrestato, affermando, all’opposto, un’idea di Europa e di società che si informino ai valori della democrazia, della solidarietà internazionale, della giustizia
climatica. Le società civili, in tutta Europa, hanno dimostrato negli ultimi mesi di non essere rassegnate al destino di guerra e neonazionalismo che le classi dirigenti del momento stanno prefigurando. Le grandi manifestazioni avvenute in tutta Europa contro le complicità dell’occidente nel genocidio in corso nella Striscia di Gaza, il rifiuto dei portuali italiani di collaborare al rifornimento di armi per Israele, l’azione della Global Sumud Flotilla, la stessa contestazione animata dai popoli indigeni e dai movimenti sociali alla Cop 30 di Belem dimostrano che la voglia di lottare e la capacità di immaginare un futuro non distruttivo e autodistruttivo fanno parte del nostro presente.
Il cammino di Repubblica Nomade per il 2026 vuole inserirsi nel solco – l’unico fertile – tracciato dalla società civile globale, e testimoniare la propria ferma avversione alle politiche di riarmo, di guerra e di attacco alle istituzioni nate per favorire la cooperazione internazionale, condizione essenziale – quest’ultima – per imbastire le necessarie azioni di contrasto alla catastrofe climatica, cui potrebbe presto aggiungersi una catastrofe bellica.
Vogliamo idealmente camminare insieme a chi lotta disarmato, in tutto il mondo, per un avvenire di giustizia.
Lorenzo Guadagnucci
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VIDEO di presentazione a cura di Roberto Passaro:
