{"id":2253,"date":"2012-07-15T14:48:52","date_gmt":"2012-07-15T12:48:52","guid":{"rendered":"http:\/\/camminacammina.wordpress.com\/?p=2253"},"modified":"2012-07-15T14:48:52","modified_gmt":"2012-07-15T12:48:52","slug":"un-altro-modo-di-stare-e-di-andare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.repubblicanomade.org\/index.php\/2012\/07\/15\/un-altro-modo-di-stare-e-di-andare\/","title":{"rendered":"un altro modo di stare e di andare"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Maria Pace Ottieri<\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_2255\" aria-describedby=\"caption-attachment-2255\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/non-c3a8-forte.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2255\" title=\"non \u00e8 forte\" src=\"http:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/non-c3a8-forte.jpg?w=300\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/non-c3a8-forte.jpg 960w, https:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/non-c3a8-forte-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/non-c3a8-forte-600x450.jpg 600w, https:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/non-c3a8-forte-135x100.jpg 135w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2255\" class=\"wp-caption-text\">Foto: Anna Maccioni<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trainava quest\u2019anno i camminanti una meta misteriosa, l\u2019Aquila. Come sar\u00e0? Che cosa troveremo? Pochi la conoscevano, e di quei pochi quasi nessuno l\u2019aveva rivista dopo il terremoto, una meta che non si immagina \u00e8 oggi cosa rara. C\u2019\u00e8 chi arriva da lontano, cammina da settimane, chi torna dopo altre tappe lungo I cinque percorsi, chi si aggiunge come me, da Lanciano, gi\u00e0 in Abruzzo. La guadagniamo attraverso sentieri, boschi, campi di orzo biondo platino e vigneti allineati come righe su una stoffa, circondati dalla catena austera, dal manto pure biondo del Gran Sasso. Dormiamo in luoghi di fortuna, aule di scuole in vacanza, ristori di viandanti, centri polivalenti (?) ai margini di paesi desolati, svuotati prima dall\u2019emigrazione e poi dal terremoto. Sono rimasti solo vecchi annoiati sulla piazza, sotto i solitari castelli, ancora alteri, ma affacciati oggi a pianure neutrali. Ogni luogo una scoperta: che il celebre guerriero di Capestrano, VI secolo a. C., una statua di pietra di due metri con lo strano cappello a tesa piatta, largo pi\u00f9 di mezzo metro, \u00e8 una creatura androgina, forse uomo, forse donna. Che gli affreschi medioevali dell\u2019Oratorio del Pellegrino, nella frazione di Caporciano, Bominaco, sulla cresta, sono attraversati da una vena morbosa, con un Cristo femmineo ed esangue.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli stanzoni, tuttti gi\u00f9 per terra, facciamo casa, in fila, in un\u2019intimit\u00e0 da ragazzi, che viene naturale. Sveniamo di stanchezza sui materassini, ci svegliamo nel cuore della notte, per camminare qualche ora al fresco. A volte i sentieri si perdono, o i tratturi della transumanza si rivelano asfaltati, ardenti come le statali spesso inevitabili e quando si trova una fontana di acqua gelata, \u00e8 un momento di pura volutt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il terremoto ci viene incontro a poco a poco, in un lento crescendo. E\u2019 a Onna che ci investe in tutta la sua terribilit\u00e0. Da un lato della strada, il paese raso al suolo. Case sbriciolate o denudate, come se fossero stati strappati loro i vestiti di dosso, una parete di piastrelle al secondo piano e una mensola con ancora riposti i detersivi, un quadro, un appendino. Quaranta dei quattrocento abitanti sono morti, tra questi due neonati e due fidanzati clandestini, i genitori hanno scoperto la loro fuga d\u2019amore davanti ai due cadaveri. Sono crollate le case in pietra e in cemento armato e anche una casa ancora in costruzione, nata morta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019altro lato, un villaggio da telefilm americano, una <em>subdivision <\/em>con le case di legno colorate e tutte uguali, a un piano, circondate dal prato rasato. E\u2019 stato il primo paese a essere ricostruito, la Germania, per via di una strage nazista avvenuta proprio qui, diciassette persone fucilate l\u201911 giugno del 1944, ha donato la Chiesa dal tetto aguzzo e un palazzetto comunitario. Molti anziani della vecchia Onna forse queste case senza scale, facili, nuove, le avrebbero magari sognate, e che le abbiano ottenute al prezzo di morte e distruzione \u00e8 un pensiero che fa venire i brividi. Il nuovo paese \u00e8 silenziosissimo, sembra disabitato anch\u2019esso, come se I suoi abitanti non osassero far sentire ai morti I rumori della loro nuova vita. Qualcuno ha messo i sette nani sul prato, qualcun altro coltiva un piccolo orto, nella chiesa celebra messa un giovane prete sudamericano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Aquila \u00e8 ormai vicina, troppo vicina. Allunghiamo il percorso fino a Pescomaggiore dove una comunit\u00e0 di virtuosi neoarcaici ha costruito case con balle di paglia intonacate. Coltivano farro, raccolgono le erbe dei prati, producono saponi naturali e bevande di ginepro con accanita volont\u00e0 di autosufficienza. Ci rimettiamo in cammino e dopo un paio d\u2019ore, in dirittura di arrivo, perdiamo il sentiero, i pi\u00f9 intrepidi con gli zaini sulle spalle, e ci troviamo incastrati in una selva fitta di vegetazione inestricabile su una ripidissima collina, un ultimo colpo di scena, degno di un corso di sopravvivenza studiato da dispettosi consulenti d\u2019azienda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Ai primi segni urbani della periferia, scroscia la pioggia. Arriviamo bagnati, laceri, stanchissimi, a Piazza della Fontana luminosa dove da poco sono confluiti anche i camminatori che vengono da nord e da Roma. Ci accolgono le marcette un po\u2019 meste della piccola banda del paese di Borbona. Qualche aquilano che forse non sa nulla di noi ci guarda stupito. La citt\u00e0 \u00e8 deserta, gruppi di militari presidiano qua e l\u00e0 le transenne della zona rossa. Chiese e palazzi armati di imponenti ponteggi sembrano installazioni d\u2019arte contemporanea, con i loro tubi d\u2019acciaio neri e i giunti che luccicano al sole, giunti letteralmente d\u2019oro, forniti da varie aziende tra cui la Marcegaglia Construction Equipments, a noleggio, un tassametro che corre all\u2019impazzata dai giorni successivi al terremoto. Il professor Paolo Ferloni, chimico camminante, che si intende seriamente di molte cose, dice che alcuni dei ponteggi non impediscono affatto il crollo del sottostante edificio e che in pi\u00f9 di un caso sono inutilmente sovradimensionati. Dopo un certo periodo, oltretutto, il costo dei ponteggi \u00e8 ammortizzato e il fornitore non si preoccupa pi\u00f9 della loro manutenzione. Anche il legno delle puntellature che si paga a metro cubo, marcisce. Non si vedono cantieri in attivit\u00e0, operai che lavorano, ma case cieche e negozi chiusi che hanno mantenuto solo la scritta,\u00a0 Passacantando, Zappacosta, cognomi locali che derivano da soprannomi come Cetrullo, Cipollone, Pezzopane.<\/p>\n<figure id=\"attachment_2256\" aria-describedby=\"caption-attachment-2256\" style=\"width: 168px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/scheletri.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2256\" title=\"scheletri\" src=\"http:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/scheletri.jpg?w=168\" alt=\"\" width=\"168\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/scheletri.jpg 539w, https:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/scheletri-168x300.jpg 168w\" sizes=\"auto, (max-width: 168px) 100vw, 168px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2256\" class=\"wp-caption-text\">Foto: Roberta Medini<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un un libretto ottocentesco dal titolo \u201cLes catastrophe c\u00e9l\u00e8bres\u201d di H. De Chavannes de la Giraudi\u00e8re, che sapevo di avere a casa, al ritorno trovo una descrizione del terremoto asciutta ed efficacissima per immaginarselo. Racconta dei terremoti che verso la fine del \u2018700 si susseguirono ininterrottamente dal 5 febbraio 1783 fino alla met\u00e0 dell\u2019anno 1787 nel sud d\u2019Italia, accanendosi sulla Calabria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cIn questo infelice paese tutto fu sconvolto: certe case furono sollevate al di sopra del livello della strada, mentre altre, a poca distanza, sprofondarono nella terra che si apriva da tutte le parti. Masse rocciose caddero nella valle interrompendo il corso di ruscelli e fiumiciattoli e deviandone le acque che formarono dei laghi. Le acque accumulate si aprivano nuovi passaggi, rompendo i fianchi della valle in nuovi punti o allargando le fessure delle montagne. Il paese cambi\u00f2 talmente d\u2019aspetto che molti degli abitanti non ritrovarono o non riconobbero pi\u00f9 i loro campi, altri cercarono inutilmente le strade, i corsi d\u2019acqua e gli accidenti del terreno che servivano da confini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i numerosi crepacci che si aprirono, alcuni raggiunsero i cinquanta\u00a0 metri di larghezza e la lunghezza di un chilometro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In certi punti la crosta terrestre si disloc\u00f2 e spazi considerevoli del terreno sembrarono sprofondare negli abissi, trascinando uomini, case, fattorie con tutto quello che contenevano, inghiottiti nell\u2019abisso senza che ne restasse la minima traccia. Il terreno su cui era costruita la citt\u00e0 di Polistena sprofond\u00f2 tutto intero, percorse uno spazio notevole con le case che sosteneva e si ferm\u00f2 sull\u2019orlo di un burrone. Un uliveto su una scarpata scoscesa\u00a0 venne lanciato nella piana sottostante da cinquanta metri di altezza. Individui inghiottiti da un crepaccio ne vennero sputati fuori da un potente getto d\u2019acqua, per effetto di una seconda scossa succeduta a quella che li aveva inghiottiti.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019Aquila ci aspettavano i fuochi. Il vero fal\u00f2 nel centro della piazza del Duomo, dove abbiamo arrostito su lunghi rami, la ventresca di maiale, in onore alla tradizione dei pastori, e quelli metaforici: incontri su temi letterari e tecnici, spettacoli forti come quello di Tiziana Irti e Antonio G.Tucci , \u201cMille giorni\u201d o lo spettacolo itinerante nella citt\u00e0 abbandonata del collettivo del Teatro Valle, giovani e bravissimi attori e attrici che spuntavano al di l\u00e0 delle reti, come pecore in gabbia, pecora numero uno, pecora numero due\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tutto l\u2019inverno nelle riunioni che preparavano l\u2019impresa di Stella d\u2019Italia si diceva che gli aquilani non volevano parlare di terremoto, ma tutti i temi e i discorsi dei fuochi riportavano puntualmente l\u00ec. Le comunit\u00e0 ferite restano a lungo dominate dall\u2019 ossessione di ci\u00f2 che le ha rese vittime, e pi\u00f9 dichiarano di volersene liberare pi\u00f9 \u00e8 il sintomo che ne sono ancora schiacciate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli aquilani sono stanchi, apatici, si chiedono di chi sia la loro citt\u00e0. Tutte le settimane arriva qualcuno da fuori a portare un concerto, una tavola rotonda, uno spettacolo e niente cambia.\u00a0 Hanno imparato una nuova lingua, l\u2019abruzzese arcaico e paesano delle parole tronche piene di zeta e u e j \u00e8 sopraffatto dagli acrostici: C.a.s.e. (complessi antisismici sostenibili ecocompatibili), Map (Moduli abitativi provvisori), Musp, (Moduli a uso scolastico provvisorio), Mep\u00a0 (Moduli ecclesiastici provvisori) .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con un piccolo drappello ho visitato una delle cosiddette diciannove new town, i\u00a0 quartieri costruiti con grande vanto dal precedente governo nella cintura intorno alla citt\u00e0. Sono case qualsiasi, piuttosto brutte, gi\u00e0 bisognose di manutenzione, con gravi difetti di isolamento termico come sottolinea un rapporto di Legambiente, ma non diverse da quelle che sorgono nelle periferie di Milano e Roma, anche per mano di note cooperative rosse. Di certo non vi si legge quella \u201csollecitudine architettrice che \u00e8 nobilmente urbana e sensatamente razionale\u201d che descrive Gadda dell\u2019Aquila ne \u201cLe meraviglie d\u2019Italia\u201d.<\/p>\n<figure id=\"attachment_2258\" aria-describedby=\"caption-attachment-2258\" style=\"width: 225px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/arrivo-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2258\" title=\"arrivo 2\" src=\"http:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/arrivo-2.jpg?w=225\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/arrivo-2.jpg 720w, https:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/arrivo-2-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/arrivo-2-600x800.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2258\" class=\"wp-caption-text\">Foto: Alessandra Pugnetti<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non un negozio, non una piazza, ma stenti giardinetti ingialliti e giochi per bambini. Mentre ci aggiravamo sotto un sole cocente, un padre si dirigeva l\u00ec con i suoi piccoli figli.\u00a0 Entrambi avevamo voglia di parlare, ma alla mia domanda \u201cdove fate la spesa?\u201d ha avuto uno scatto. \u201cBasta con questa domanda, \u00e8 l\u2019unica che sapete fare. Queste case ci hanno dato serenit\u00e0, abbiamo un tetto sulla testa. Il problema non \u00e8 dove fare la spesa, la facciamo nei supermercati, come in tutti i quartieri nuovi delle citt\u00e0. Dobbiamo cominciare a parlare del lavoro che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, anche per me che sono un piccolo imprenditore e me la cavavo bene. Non abbiamo avuto nessn incentivo, nessuno sgravio reale. Io domani, luned\u00ec, vado a licenziare i miei due dipendenti, con due bambini a testa. Non ce la faccio pi\u00f9, sto pagando le bollette di questi ultimi anni, perch\u00e9 la sospensione dei pagamenti \u00e8 finita, pi\u00f9 quelle nuove, i contributi, la vita.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le case sono in comodato d\u2019uso, arredate, tutte uguali, con gli stessi canovacci e le stesse presine in cucina. Se ti allontani per pi\u00f9 di otto giorni lo devi comunicare e se per caso stai via tre mesi, ti mettono d\u2019ufficio in una casa pi\u00f9 piccola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli aquilani si sono sentiti espropriati dalla possibilit\u00e0 di ricostruire le loro case, i paesi e la citt\u00e0. Hanno deciso per loro i due B., non c\u2019\u00e8 bisogno di nominarli, per conto della Protezione Civile e del Governo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019epoca del terremoto del Friuli tutti parteciparono alla ricostruzione dal giorno dopo, ancora prima delle case furono rimesse in piedi le fabbriche, qui si \u00e8 promesso un miliardo per rilanciare l\u2019economia e non \u00e8 arrivato un centesimo. Di ricostruire la citt\u00e0, uno dei centri storici pi\u00f9 grandi e belli d\u2019Italia, non se ne \u00e8 pi\u00f9 parlato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Resta l\u2019impressione che il terremoto abbia offerto il pretesto di un grande esperimento di dissoluzione di una societ\u00e0. Sar\u00e0 stata gi\u00e0 languida, forse un po\u2019 seduta nella sua vocazione di centro della burocrazia fin dai tempi dei Borboni, ma era una comunit\u00e0 che abitava una citt\u00e0 pensata settecento anni prima e ricostruita ad ogni precedente terremoto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Leggete cosa dice lo scrittore giapponese Haruki Murakami del terremoto dell\u201911 marzo 2011:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2026\u201cLa grande maggioranza dei giapponesi \u00e8 stata profondamente traumatizzata da questo terremoto. Per quanto possiamo essere abituati ai terremoti, ancora non siamo riusciti a farci una ragione delle dimensioni del danno. Ci sentiamo impotenti e siamo in ansia per il futuro di questo Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine rivitalizzeremo la nostra mente, ci alzeremo e ricostruiremo. Non ho vere paure in questo senso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 cos\u00ec che siamo sopravvissuti nel corso di tutta la nostra lunga storia. Non possiamo essere di alcun aiuto se restiamo immobili e sopraffatti dallo choc. Le case demolite possono essere ricostruite e le strade distrutte possono essere riparate\u2026.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In breve, abbiamo in affitto una camera sul pianeta Terra senza alcun permesso. Il pianeta Terra non ci chiede mai di vivere su di esso. Se trema un po\u2019 non possiamo lamentarcene, poich\u00e9 tremare di tanto in tanto \u00e8 una delle caratteristiche della terra. Che ci piaccia o no dobbiamo convivere con la natura\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2026.Ci\u00f2 di cui voglio parlare qui non \u00e8 qualcosa come edifici o strade, che possono essere ricostruiti, ma piuttosto cose che non possono essere ricostruite facilmente, cose come etica o valori. Sono cose che non possiedono una forma fisica. Una volta distrutte \u00e8 difficile ripararle, perch\u00e9 non possiamo farlo con macchine, lavoro e materiali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello di cui sto parlando in concreto sono gli impianti nucleari di Fukushima\u2026..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2026..Il motivo per cui un incidente cos\u00ec tragico ha avuto luogo \u00e8 pi\u00f9 o meno chiaro. Le persone che hanno costruito questi impianti nucleari non avevano immaginato che uno tsumani di tali dimensioni li avrebbe colpiti. Alcuni esperti avevano fatto notare che tsunami di dimensioni simili avevano gi\u00e0 colpito queste regioni e avevano fatto pressione affinch\u00e9 i parametri di sicurezza venissero rivisti, ma le compagnie elettriche li avevano ignorati, poich\u00e9 le compagnie elettriche, in quanto imprese commerciali, non avevano alcuna intenzione di investire in modo significativo in vista di uno tsunami che potrebbe abbattersi una volta ogni cento anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il governo, che dovrebbe garantire la sicurezza degli impianti nucleari con rigide regolamentazioni, pare che abbia abbassato i parametri di sicurezza per promuovere lo sviluppo dell\u2019energia nucleare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dovremmo indagare queste motivazioni e se vi troviamo degli errori dobbiamo correggerli. Centinaia di migliaia di persone sono state costrette a lasciare la propria terra ritrovandosi con la propria vita sconvolta. \u00c8 giusto indignarsi al riguardo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non so perch\u00e9 i giapponesi si indignino cos\u00ec di rado. Sono bravi a essere pazienti, ma non lo sono altrettanto a indignarsi.\u00a0 Ma questa volta persino i giapponesi si sono indignati sul serio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo stesso tempo dobbiamo essere critici verso noi stessi, noi che abbiamo permesso o tollerato questi sistemi alterati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo incidente \u00e8 in relazione con la nostra etica e i nostri valori\u2026.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2026 Avremmo dovuto fare dello sviluppo della produzione di energia non nucleare il fondamento della nostra politica dopo la seconda guerra mondiale. Sarebbe dovuto essere questo il modo di assumerci la nostra responsabilit\u00e0 collettiva per le vittime di Hiroshima e Nagasaki. In Giappone avevamo bisogno di un\u2019etica forte, di valori forti e di inviare un messaggio forte che per i giapponesi sarebbe stato una possibilit\u00e0 di dare un autentico contributo al mondo. Ma abbiamo trascurato di imboccare questa strada importante, preferendole quella facile dell\u2019\u201cefficienza\u201d a sostegno del nostro rapido sviluppo economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 compito degli esperti ricostruire strade e edifici distrutti, ma \u00e8 dovere di tutti noi ristabilire etica e principi danneggiati. Cominciamo piangendo coloro che sono morti, prendendoci cura delle vittime del disastro e con il desiderio naturale di non permettere che la loro sofferenza e le loro ferite siano vane. Ci\u00f2 assumer\u00e0 la forma di un\u2019opera ingegnosa e silenziosa che richieder\u00e0 notevole pazienza. A questo scopo dobbiamo unire le nostre forze, cos\u00ec come l\u2019intera popolazione di un villaggio va fuori insieme a coltivare i campi e a seminare in un\u2019assolata mattina di\u00a0 primavera.\u201d<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">O ad attraversare l\u2019Italia a piedi per incidere sulla terra un segno diverso, innocuo, ma vivo, che possa indicare un altro modo di stare e di andare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Maria Pace Ottieri Trainava quest\u2019anno i camminanti una meta misteriosa, l\u2019Aquila. Come sar\u00e0? Che cosa troveremo? Pochi la conoscevano, e di quei pochi quasi nessuno l\u2019aveva rivista dopo il terremoto, una meta che non si immagina \u00e8 oggi cosa rara. 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