{"id":3253,"date":"2013-12-10T14:14:10","date_gmt":"2013-12-10T13:14:10","guid":{"rendered":"http:\/\/camminacammina.wordpress.com\/?p=3253"},"modified":"2013-12-10T14:14:10","modified_gmt":"2013-12-10T13:14:10","slug":"una-piccola-repubblica-nomade","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.repubblicanomade.org\/index.php\/2013\/12\/10\/una-piccola-repubblica-nomade\/","title":{"rendered":"Una piccola repubblica nomade"},"content":{"rendered":"<p>Di <strong>Antonio Moresco<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questi ultimi tre anni un gruppo di donne e uomini che in molti casi non si conoscevano tra di loro ha dato vita a tre cammini irradianti attraverso l\u2019Italia e l\u2019Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo ritrovarsi ogni volta per un nuovo cammino dopo un anno intero che non ci si vedeva ci ha fatto pensare alla migrazione degli uccelli, che non si sa come e perch\u00e9 si ritrovano ogni volta quando cominciano a percepire i primi sintomi dell\u2019inverno e formano quegli enormi stormi che per giorni e giorni fanno esplodere il cielo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come faranno a incontrarsi? Come faranno a richiamarsi cos\u00ec attraverso lo spazio, mentre sono ancora disseminati lungo grandi estensioni nei loro nidi e nei loro voli? Come faranno a trovare la strada nelle vastit\u00e0 senza segnalazioni del cielo? Come faranno, nell\u2019onda fluida della migrazione e del volo che interessa un numero sterminato di individui sconosciuti l\u2019uno all\u2019altro fino a un momento prima e in quell\u2019inestricabile ressa di piccoli cervelli e di corpi e di ali, a trovare una forma organizzativa interna che renda possibile questa inconcepibile traslocazione? Come faranno, nella frazione di pochi istanti e nell\u2019urgenza del volo, a individuare i diversi ruoli e collocazioni nella nube di corpi ormai lanciati verso chiss\u00e0 dove? Come faranno, istante dopo istante, a inventarsi qualcosa che \u00e8 inscritto chiss\u00e0 perch\u00e9 nel loro patrimonio genetico e che nessuno gli ha mai insegnato prima?<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche la specie umana si \u00e8 propagata e ha colonizzato il pianeta per migliaia e migliaia di anni attraverso la migrazione e il cammino. Anche la specie umana ha inscritto questa esperienza fondativa nella conformazione del suo corpo e nel suo patrimonio genetico e anche noi, qui e ora, quando affrontiamo un lungo cammino ci ricongiungiamo a qualcosa che \u00e8 gi\u00e0 dentro di noi e che ha interessato la vita e la conoscenza del mondo attraverso i sensi e la mente di un numero enorme di generazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi ci sono state la divaricazione tra popolazioni nomadi e stanziali e le lotte e le guerre tra queste due forme di vita, su cui sono nati gli imperi e gli stati con i loro ordinamenti sociali, politici e culturali e quella cosa che \u00e8 stata chiamata \u201ccivilt\u00e0\u201d, di cui abbiamo sotto gli occhi gli esiti finali e implosivi. L\u2019ultima e pi\u00f9 nota di queste guerre \u00e8 stata quella tra i nativi americani e i coloni europei approdati su quel continente. Oppure, per andare all\u2019oggi, l\u2019insofferenza nei confronti degli zingari, la cui presenza \u00e8 percepita dalle popolazioni stanziali come una intollerabile spina nel fianco e un\u2019invasione. Ma, siccome la storia la scrivono sempre i vincitori, la forma di vita nomade e migrante \u00e8 stata criminalizzata e definita inferiore,\u00a0\u00a0\u00a0 perturbante e inquietante, un residuo del passato da debellare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma siamo proprio sicuri che sia cos\u00ec? Siamo sicuri che non ci sia niente di buono in questa forma di vita, che tutto il bene sia da una parte e tutto il male dall\u2019altra? Siamo sicuri che l\u2019organizzazione della vita risultata vincente, che si \u00e8 affermata e ha preteso di autodefinirsi \u201cprogresso\u201d schiacciando ogni altra, sia l\u2019unica possibile e addirittura la migliore? Dove ci hanno portato la sua paura e protervia? Quello che abbiamo di fronte \u00e8 il formarsi di superclassi economiche e tecnocratiche con le loro depotenziate propaggini politiche e di altro tipo e le loro sempre pi\u00f9 labili coperture \u201cdemocratiche\u201d, che sfuggono in realt\u00e0 a ogni possibilit\u00e0 di conoscenza e controllo repubblicano e alimentano solo se stesse in un mondo sempre pi\u00f9 sovrappopolato e asservito, che operano con il solo intento di accrescere la propria ricchezza e potenza, attuando all\u2019insaputa delle maggioranze e dei popoli, frastornati e bombardati da un eccesso depistante di informazioni, comportamenti e programmi che influiscono profondamente non solo sulle strutture della vita associata ma anche, in modo diretto o indiretto, sulla vita e la morte degli uomini e sul loro stesso configurarsi nella loro breve esistenza. Quali sono le prospettive di questa forma di dominio che si \u00e8 affermata e che si presenta come insuperabile? Uscir\u00e0 ancora vincente e sar\u00e0 quella che dar\u00e0 o si illuder\u00e0 di dare ancora le carte nel difficile futuro che ci aspetta? Dovremo andare avanti su questa strada suicida o non dovremo piuttosto inventarci nuove strade e nuove forme di vita impensate, dissotterrando, reinventando e rivitalizzando anche esperienze e potenzialit\u00e0 umane precedenti che poi sono state annientate? Siamo sicuri, ad esempio, che alcune forme di nomadismo, con la loro potenzialit\u00e0 di invenzione della vita e di sogno, non saranno indispensabili per riaprire il nostro orizzonte chiuso di specie?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche oggi, mentre le popolazioni che vivono negli spazi chiusi di alcune piccole zone del mondo che credono protette dalle frontiere si sono inventate una storia umana fatta a loro immagine e somiglianza, ci sono immensi paesi emergenti che si preparano a stravolgere la configurazione geopolitica del pianeta, ci sono nazioni e continenti attraversati da ondate migratorie e spostamenti di popoli in cerca di fortuna e salvezza. Non in volo, come gli uccelli, ma attraverso i deserti, le montagne, le savane, i mari, e incontrando sulla loro strada, molto spesso, l\u2019umiliazione, la disperazione, la morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella situazione intossicata e bloccata che sta vivendo il nostro Paese e anche il mondo, abbiamo sentito il bisogno non solo di denunciare tutto l\u2019orrore che ci circonda e di estenuarci in un\u2019eterna e inconcludente indignazione e denuncia ma anche di compiere gesti prefiguranti. Cos\u00ec tutto ci\u00f2 che avremmo potuto dire con le sole parole -attraverso documenti scritti, interventi sui media meno insensibili, convegni- noi abbiamo voluto dirlo anche e soprattutto con i nostri corpi in movimento e le nostre vite, significando e irradiando nello stesso tempo anche qualcosa d\u2019altro, unendo cervello, viscere, cuore, realt\u00e0 e sogno, sentimento e visione, combattimento e invenzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 un gruppo di persone di diversa et\u00e0, condizione fisica e provenienza riesca a stare insieme per settimane e anche per pi\u00f9 di un mese, camminando per\u00a0 decine di chilometri al giorno, condividendo avventure e sorprese ma anche fatica e disagi, dormendo per poche ore in posti sempre diversi e spesso su nudi pavimenti, bisogna che -come per gli uccelli durante le migrazioni e quasi a loro insaputa- avvenga tra di loro una comunicazione che investe non solo i codici mentali ma anche i loro corpi e le loro vite, che si creino al loro interno forme di vita repubblicana resa fluida dal movimento e dallo spostamento costante attraverso il tempo e lo spazio per un\u2019idea e un sogno condivisi e che li trascende. Infatti abbiamo verificato spesso che le tensioni dovute a limiti personali e diversit\u00e0 caratteriali che si accumulavano nei giorni di sosta e che erano sempre l\u00ec l\u00ec per esplodere si scioglievano poi come neve al sole quando si riprendeva il cammino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un gruppo di persone che compie insieme un cos\u00ec grande spostamento succede come per miracolo che ognuno tiri fuori il meglio di s\u00e9, superando con leggerezza, di slancio, fatiche e disagi determinati da una cos\u00ec lunga promiscuit\u00e0 in condizioni a volte difficili. Al contrario di quanto succede nella vita sedentaria durante il resto dell\u2019anno, dove spesso ognuno tira fuori il peggio di s\u00e9, scarica su chi \u00e8 vicino le proprie insoddisfazioni, le proprie angosce e anche le proprie frustrazioni e miserie, rendendo ancora pi\u00f9 difficile la vita, avvelenandola e riducendola spesso solo a pena e dolore. Invece il gruppo nomade si autocura -o almeno a volte succede questo- si creano delle affinit\u00e0 e degli equilibri e squilibri interni non calcolati ma che avvengono per pura e istantanea empatia\u00a0\u00a0 e che tengono insieme dinamicamente il tutto. Persone anche molto diverse tra loro che nella vita di tutti i giorni non si sarebbero riconosciute o si sarebbero addirittura scontrate entrano invece in contatto, provano comprensione le une per le altre e si sostengono nei momenti difficili. Allora il gruppo diventa davvero una piccola repubblica nomade, dove le decisioni si prendono insieme e si trovano le forme per poterlo fare, dove ciascuno porta all\u2019interno le proprie diverse capacit\u00e0 che poi rendono possibile il viaggio attraverso strade sterrate, sentieri, boschi, montagne, grandi via asfaltate di periferie industriali solcate da macchine e camion che passano come frecce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certe volte ci dicevamo -scherzando ma non troppo- che quello che ci accumunava era che eravamo tutti pazzi ma che ciascuno di noi lo era in un modo diverso e che per questo riuscivamo a compensarci e a compiere insieme lunghi cammini. E anche che forse una repubblica nomade, vista dall\u2019esterno, \u00e8 e non pu\u00f2 che essere percepita come una repubblica di pazzi. Ecco, anche noi abbiamo sperimentato in alcuni brevi ed eccezionali periodi della nostra vita questa possibilit\u00e0. Noi abbiamo dato vita, in questi ultimi anni e con i nostri cammini, a una piccola repubblica nomade che prima non c\u2019era.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Repubblica, perch\u00e9 si \u00e8 trovato il modo di decidere insieme e di rispettarci, perch\u00e9 ogni camminatore ha avuto all\u2019interno del gruppo la sua insostituibile particolarit\u00e0 e diversit\u00e0, la sua insostituibile importanza e il suo specifico peso, perch\u00e9 ha trovato al suo interno la capacit\u00e0 di decidere comportamenti e di legiferare attraverso il movimento e il sogno condivisi e non per legiferazioni fisse, soverchianti e astratte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Nomade, perch\u00e9 ha eletto lo spostamento, l\u2019avventura, la traslocazione e il cammino a piedi a suo linguaggio e suo messaggio irradiante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2 quest\u2019anno il nostro cammino -dopo i primi tre lunghi cammini da Milano a Napoli-Scampia, poi da tutte le parti dell\u2019Italia fino a L\u2019Aquila, cuore terremotato del nostro Paese, e poi ancora da Mantova a Strasburgo, sede del Parlamento Europeo- sar\u00e0 anche all\u2019insegna della presa di coscienza e della fondazione. Non della definizione e dell\u2019autodefinizione. Riguarder\u00e0 noi stessi ma riguarder\u00e0 anche la realt\u00e0 generale della migrazione che, come scaturendo da un lontano passato creduto morto e sepolto, sta di nuovo e in mille forme diverse investendo il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec abbiamo pensato di svolgere il nostro prossimo cammino in Sicilia perch\u00e9 questa nostra grande isola-continente, oltre a essere investita dalle ultime tragiche migrazioni di donne e uomini provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente che cercano di raggiungere l\u2019Europa attraverso le sue isole e le sue coste, \u00e8 stata a sua volta attraversata nel corso dei secoli da continue ondate\u00a0 e migrazioni di popoli, dai paesi arabi e dal nord Europa, e molti sono stati anche i migranti siciliani che hanno dovuto lasciare la loro isola e spingersi verso lontane zone del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E vorremmo anche, questa volta, immaginare un cammino collettivo ma che possa comprendere anche l\u2019esperienza del cammino solitario e individuale. Sarebbe bello che i camminatori che lo vorranno e che ne avranno bisogno possano percorrere anche lunghi tratti di cammino separati dagli altri, soli con se stessi, prima di congiungersi al cammino comune lungo un percorso e verso una meta che definiremo e renderemo pubblici nei prossimi mesi. Perch\u00e9 anche la solitudine e la presa di distanza dal gruppo e dal suo a volte latente spirito di caserma deve trovare posto nella nostra piccola repubblica nomade, non solo l\u2019adesione a un collettivo, che a volte pu\u00f2 diventare anch\u2019esso fonte di oppressione, svuotamento e prevaricazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E poi vorremmo che al termine di questo nuovo cammino avvenisse anche l\u2019atto di fondazione di questa piccola repubblica nomade, immaginandola come qualcosa che possa crescere per irradiazione, proliferazione e contagio, fantasticandola persino come la nascita di una prima di altre repubbliche nomadi che possano sorgere qua e l\u00e0 e che magari gi\u00e0 esistono senza saperlo, e che possano un giorno riconoscersi e federarsi liberamente tra loro, per indicare e prefigurare una nuova possibilit\u00e0 di vita nel nostro pianeta sovrappopolato e stremato in preda a un\u2019emergenza di specie mai accaduta prima su cui molti, a partire da chi detiene il dominio sul mondo, stanno chiudendo criminalmente gli occhi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E allora quale potrebbe essere il primo punto non dico di questo eventuale statuto ma di questo atto di riconoscimento e di questo magnete in viaggio verso chiss\u00e0 dove?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi viene in mente questo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cFanno idealmente parte di questa potenziale repubblica nomade i migranti, coloro che sono disperati e che cercano un loro cammino nello spazio buio della vita, quelli che attraversano il mondo con gli occhi spalancati o con gli occhi chiusi, i sognatori, i traslocatori, quelli cui stanno stretti la vita che abbiamo di fronte e i suoi artificiali confini, quelli che non ne possono pi\u00f9 di essere perennemente indignati e incazzati oppure disincantati, quelli che non si sono fatti distruggere dal contagio dell\u2019odio e del cinismo dominanti, quelli che sognano una diversa societ\u00e0 ma anche gli antisociali, gli irregolari, gli umiliati e offesi, i terremotati e i terremotanti, i fragili, gli indistruttibili, gli illusi, gli incantati, gli inappagati\u2026\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Arrivederci in Sicilia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Antonio Moresco In questi ultimi tre anni un gruppo di donne e uomini che in molti casi non si conoscevano tra di loro ha dato vita a tre cammini irradianti attraverso l\u2019Italia e l\u2019Europa. 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