{"id":578,"date":"2011-06-17T10:26:33","date_gmt":"2011-06-17T08:26:33","guid":{"rendered":"http:\/\/camminacammina.wordpress.com\/?p=578"},"modified":"2011-06-17T10:26:33","modified_gmt":"2011-06-17T08:26:33","slug":"i-piedi-per-terra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.repubblicanomade.org\/index.php\/2011\/06\/17\/i-piedi-per-terra\/","title":{"rendered":"I piedi per terra"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Di Andrea Amerio<\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_582\" aria-describedby=\"caption-attachment-582\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/pretappa.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-582\" title=\"pretappa\" src=\"http:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/pretappa.jpg?w=300\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"248\" srcset=\"https:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/pretappa.jpg 651w, https:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/pretappa-300x249.jpg 300w, https:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/pretappa-600x498.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-582\" class=\"wp-caption-text\">Aprile 2011: Amerio &amp; Moresco perduti chiss\u00e0 dove tra Mil\u00e0n e Pavia&#8230;<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Andrea Amerio del &#8220;Primo amore&#8221; &#8211; tra l&#8217;altro uno dei tre valorosi (gli altri due essendo Antonio Moresco e Tiziano Colombi) che in aprile, ma sotto un sole agostano, testarono senza alcun allenamento la prima tappa del cammino &#8211; ha scritto un vivido reportage su &#8220;Cammina cammina&#8221; tra Lucca e San Miniato, e lo ha pubblicato sul <a href=\"http:\/\/www.ilprimoamore.com\/index.php\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">blog del &#8220;Primo amore&#8221;<\/a>. Lo riprendiamo qui molto volentieri.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<em><br \/>\n<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mani avanti<\/strong><em><br \/>\n<\/em><br \/>\nGentile lettore elettronico,<br \/>\nsono la persona meno adatta a stilare un resoconto. Non ho mai portato l&#8217;orologio, confondo i giorni, non ho alcuna memoria per le persone. Ci sono tipi a cui mi dicono che mi sono presentato almeno otto volte in anni successivi, a ogni nuovo incontro, nonostante ci fossimo gi\u00e0 visti circondati dalle stesse persone, ogni volta. Inoltre sono estremamente distratto. Perdo tutto. Mi dai una cosa in mano e puf sparita (per esempio dieci anni fa eravamo in autostrada diretti a <em>Scrivere sul fronte occidentale<\/em> e Marco Drago mi fa &#8216;leggi l&#8217;intervento che ho scritto per il convegno&#8217;. Quel giorno lui\u00a0parl\u00f2 a braccio e non si seppe mai che fine avessero fatto i fogli che mi aveva passato).<br \/>\nInvece durante il cammina cammina \u00e8 sparita la bandana che mi aveva prestato Alessandra perch\u00e9 avevo lasciato chiss\u00e0 dove il cappello ed \u00e8 sparito anche uno dei due bastoncini telescopici che mi aveva passato Dario, il generoso di Transeuropa, che li usava perch\u00e9 aveva una caviglia malandata e glassata di Voltaren (ma ho poi saputo che anche a lui erano stati prestati da qualcun altro che nel frattempo era partito). E dire che ero tornato indietro gi\u00e0 due volte a riprenderlo, quel benedetto bastone telescopico, perch\u00e9 una volta l&#8217;avevo lasciato a Fucecchio vicino a una fontana, e un&#8217;altra nel giardino di casa Nelli dove avevamo fatto una sosta con tutta la carovana per bere e fare una doccia con la pompa dell&#8217;acqua. Adesso chiss\u00e0 dove sar\u00e0, quel benedetto bastoncino telescopico. In ogni modo, caro lettore dall&#8217;invidiabile soglia d&#8217;attenzione, quello che segue \u00e8 un resoconto basato sui fatti ma ruzzolato gi\u00f9 in fretta verso il picaresco alla buona e sicuramente ci troverai lacune, imprecisioni, stile sciatto, digressioni, lungaggini intollerabili all&#8217;editor e molte altre sciocchezze perch\u00e9 si fonda sulle impressioni fallaci di un narratore distratto che pensava molto di pi\u00f9 a camminare che non a tessere un ordito romanzesco, e tantomeno a stilare un documento dettagliato e affidabile. Quindi perdonalo sin da ora se confonder\u00e0 persone, episodi, luoghi, tempi, o se sar\u00e0 bizzoso e tonto. Oltre le inevitabili parzialit\u00e0 del suo limitato punto di vista, potr\u00e0 capitare che una timida battuta notturna deflagri precocemente sotto l&#8217;impudica luce del giorno precedente, o che al contrario parole dette nel centro di Lucca debbano restare congelate fino a San Minato e solo allora possano finalmente liquefarsi e parlare; e magari per\u00f2 suoneranno distorte come le parole gelate che Gargantua e Pantagruel trovano al polo nord quando si sciolgono. Camminando capita che le carte nel mazzo si rimescolino. Non me ne volere. L&#8217;importante \u00e8 che il narratore\u00a0inattendibile non abbia tradito il senso di questa lirica e comica impresa o lo spirito delle liriche e comiche figure che ne costituiscono la linfa vitale e il midollo. E se cos\u00ec fosse, come scrisse una volta qualcuno, &#8220;non s&#8217;\u00e8 fatto apposta&#8221;.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Venerd\u00ec 3 giugno 2011. Quindicesimo giorno di marcia.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/001-giov15t.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-581\" title=\"001 giov15t\" src=\"http:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/001-giov15t.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"402\" srcset=\"https:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/001-giov15t.jpg 600w, https:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/001-giov15t-300x201.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a>Si parte dalla nobile e antica citt\u00e0 di Lucca nei pressi di Porta Santa Maria. La meta \u00e8 Altopascio. Come da programma, di fronte all&#8217;ostello di San Frediano, sotto l&#8217;armonico camminamento delle grasse mura della citt\u00e0, alle 8 in punto ci sono una quarantina di persone con in pancia cappuccino e brioche pronte all&#8217;avventura. Antonio mi chiede se posso chiudere il gruppo. &#8220;Certo, certo, no problem&#8221;. Si annuncia\u00a0una giornata rovente. Lo intuiamo gi\u00e0 dal mattino presto attraversando Lucca dalle ombre ancora lunghe dei palazzi e nei tagli di luce che rimbalzano sulle le vie strette del centro scintillando in basso nelle pozze d&#8217;acqua piovana lasciate dal temporale che ieri ha sorpreso e sparpagliato il gruppo, oppure in alto, nel verde marmo delle policromie che cingono chiese e battisteri. Eppure, dopo nemmeno un quarto d&#8217;ora ci fermiamo sui gradoni di fronte alla chiesa di San Martino dove Giovanni, che conosce bene i posti perch\u00e9 \u00e8 nato da queste parti \u2013 il padre era contadino \u2013, ci mostra il misterioso labirinto di Salomone scavato nella parete in pietra del porticato e ci racconta la leggenda del volto santo custodito nella chiesa. Sarebbe bello fermarsi ad ascoltarlo nell&#8217;inedita veste di Cicerone ma la strada ci attende e Tiziano mi chiede se posso chiudere il gruppo, o almeno se posso provarci. Di controllare, quando si decide di partire dopo una pausa, che ci siamo tutti. &#8220;Certo certo, no problem&#8221;. Per\u00f2 a me manca la vocazione del cane pastore per cui un po&#8217; abbaio negli attraversamenti rischiosi per richiamare l&#8217;attenzione,\u00a0e un po&#8217; disattendo le consegne perch\u00e9 mi pare che il nessuno abbia voglia di\u00a0fare\u00a0il gregge controllato da un Cerbero\/Cujo della mia risma. Cos\u00ec, anche\u00a0chi si ferma ad allacciare una scarpa, a ritirare al bancomat, o a fare una foto, poi riguadagna facilmente per conto suo il gruppo che pur procede a passo spedito e, guarda, \u00e8 gi\u00e0 uscito da Porta S. Gervasio e ora prosegue dritto fino al Santuario di S. Gemma, gira a sinistra e continua fino alla frazione S. Margherita, per\u00a0poi incrociare la strada provinciale e la pieve di Capannori. La tappa \u00e8 abbastanza facile per\u00f2 purtroppo \u00e8 quasi tutta\u00a0su strada e dunque i nemici sono il caldo che sale dall&#8217;asfalto, le macchine e i camion che sfrecciano sulla provinciale e il solito sole che brucia alto e sfinisce chi, come me, non ha creme protettive, ha dimenticato a casa il cappello, rotto gli occhiali da sole, e si trascina un piede con un unghia dell&#8217;alluce mezzo strappata, tumefatta e ballerina, che non concede scarpe chiuse <em>comme il faut,<\/em> ma favorisce, in compenso, un facile approccio con altri camminatori. Cos\u00ec, felice di potermi concedere il lusso di uno stoicismo a buon mercato con cui rompere il ghiaccio, a forza di &#8220;cosa ti sei fatto&#8221;, &#8220;mamma che impressione&#8221;, &#8220;ma non ti fa male?&#8221; e &#8220;dio che schifo&#8221;, alla fine ci si conosce, e, scivolando avanti e indietro all&#8217;interno della colonna di camminatori in marcia alla volta di Altopascio, dalla testa alla coda, grazie al mio unghione ballerino vedo tratteggiarsi identit\u00e0 leggere intenzionate a conoscersi nel comune rispetto della fatica altrui, senza ammorbarsi, possibilmente ridendo.<br \/>\nPer esempio conosco Erica, una ragazza sottile e molto carina che mostra ancora meno dei suoi ventisei anni e che tenter\u00e0 l&#8217;impresa nel suo insieme, e poi Fabio, un camminatore esperto che ha nei tratti somatici qualcosa di Raul Bova mischiato con Neri Marcor\u00e9. Anche lui \u00e8 deciso a tornare tra Roma e Napoli dopo aver fatto gi\u00e0 diverse tappe negli scorsi giorni da Milano a qui. Fabio ha fatto a piedi anche il giro della Sicilia e ci racconta di zone dove era difficile passare e di macchine dei carabinieri che scortavano l&#8217;insolito corteo non autorizzato per le strade\u00a0dell&#8217;isola. \u00c8 qualcosa che potrebbe succedere anche al cammina cammina superata Formia, quando saremo pi\u00f9 vicini alla meta. Conosco Antonella, insegnate di scuola primaria di Milano che si \u00e8 presa un anno sabbatico. Ha deciso di arrivare almeno fino a Roma e in tutto ha gi\u00e0 fatto ben otto tappe, con qualche giorno di pausa in mezzo. Le piace l&#8217;idea di provare a trovare il suo limite e di farne esperienza e le piace la libert\u00e0 di questo non gruppo in cui ognuno si aggrega e si distacca come e quando gli pare. Passo a scambiare due parole con Giorgia che insegna italiano e storia nei licei, con Vincenzo, &#8220;per gli amici Roberto&#8221;, e con Raffaella che lavora con i malati di mente coordinando piccole comunit\u00e0 di recupero e reinserimento sociale: tutti e tre sono di Lucca, ma prima non si erano mai conosciuti. Poi incontro Carla e Chiara (la prima). Sono matematiche neo laureate o neo dottorande di Pisa, non ricordo, e Miriam di Milano, operatrice didattica in una fattoria e insegnate di danze popolari. Da Torino, ecco Sabrina che lavora in campo tessile ed \u00e8 molto in forma, Domenico, informatico e Roberto, che lavora nel marketing della Ferrero e mi dice di aver riscoperto &#8220;il valore attivante della sorpresa&#8221;: &#8220;mi piace che ogni tappa \u00e8 diversa dalla precedente, e in qualche modo unica. Non sai dove arrivi, quando arrivi e chi incontri&#8221;. Da Parma vengono Maurizio<strong>,<\/strong> che vuole aprire un locale, autore di un libro sul Duomo di Parma, e Beatrice, veneta in trasferta per amore. Cammina cammina si arriva a Porcari, toponimo che suscita prevedibili commenti e varie amenit\u00e0, quindi imbocchiamo la provinciale fino alla frazione Turchetto. Scivolando avanti e indietro nella colonna raggiungo un gruppetto di amici che viene della &#8220;Brianza velenosa&#8221;, come mi dice Paolo (citando Battisti) che \u00e8 un &#8220;educatore in ricerca&#8221; con una faccia allegra da Georges Perec abbronzato. Sempre dal gruppo brianzolo viene anche Lorenzo che mi pare una persona intelligente, taciturna e delicata. \u00c8 un ricercatore, &#8220;uno scienziato&#8221;, mi dicono, ma lui si schermisce. Si occupa di scienze ambientali e in particolare di telerilevamento e analisi di immagini satellitari. Mi chiede cortesemente se in quello che scriver\u00f2 posso ricordare che lo ha molto colpito una frase scritta sul fianco del Santuario di Santa Gemma che abbiamo appena passato e che parla di cose come amore e sofferenza. Io gli rispondo a tono &#8220;e no che non posso! caro il mio Lorenzo, scrivitela da solo, la tua frase di Santa Gemma. Io non so\u2026 Potete scrivere tutti sul blog e venite a rompere a me! Ma va, vai\u2026 sai quanti siete qui? Pi\u00f9 di quaranta capito? Pi\u00f9 di quaranta! Non posso mica stare dietro a tutti. E che cazzo, arrangiatevi!&#8221;. Oh, l\u00e0. Certo che certa gente \u00e8 proprio cafona. Meno male che il cammina cammina li rende migliori.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Continuando a simpatizzare con i camminacamminatori conosco Roberta e Fulvio, che sono sposati. Lei si occupa di arredamento di interni e grafica pubblicitaria, lui \u00e8 un ricercatore universitario. &#8220;E che ricerchi?&#8221;gli chiedo<br \/>\n&#8211; Geografia<br \/>\n&#8211; Bello\u2026 \u2026\u00a0 Tipo gli affluenti del Nepal<br \/>\n&#8211; Veramente il Nepal non \u00e8 un fiume<br \/>\n&#8211; Bravo! Vedo che non ci sei cascato, bene bene \u2026 \u2026 era una trappola! \u2026 Eh eh. \u2026 \u00a0\u2026 A parte gli scherzi, tu sai tutto sulla geografia \u2026 voglio dire tipo confini, montagne \u2026<br \/>\n&#8211; In realt\u00e0 quella che studio \u00e8 una Geografia un po&#8217; diversa da quella fisica: mi occupo di analizzare le gated communities\u2026<br \/>\n&#8211; mmm<br \/>\n&#8211; Enclave residenziali\u2026 hai presente\u2026 ne parla anche spesso James Ballard in molti suoi romanzi: <em>L&#8217;impero del sole<\/em>, <em>Cocaine nights<\/em>, <em>Running wild<\/em>\u2026<br \/>\n&#8211; mmm<br \/>\n&#8211; ne parla anche Tom Coraghessan Boyle in <em>Tortilla Curtain<\/em>\u2026&#8221;<br \/>\n&#8211; mmm \u2026 \u2026 \u2026 \u2026 la capitale della Tanzania?&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<figure id=\"attachment_585\" aria-describedby=\"caption-attachment-585\" style=\"width: 315px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/001-petrucci151.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-585\" title=\"001 petrucci15\" src=\"http:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/001-petrucci151.jpg?w=300\" alt=\"\" width=\"315\" height=\"236\" srcset=\"https:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/001-petrucci151.jpg 720w, https:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/001-petrucci151-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/001-petrucci151-600x450.jpg 600w, https:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/001-petrucci151-135x100.jpg 135w\" sizes=\"auto, (max-width: 315px) 100vw, 315px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-585\" class=\"wp-caption-text\">Foto: Giuliana Petrucci<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poco prima della fine della strada asfaltata al limite di una recinzione dovremmo girare a destra imboccando un tratto di sentiero poco visibile che attraversa un campo e conduce a un boschetto. Ci sono incertezze sul da farsi. Il campo da attraversare \u00e8 lungo e assolato e non ci si pu\u00f2 permettere di sbagliare. Ci si consulta e si discute, ma senza prevaricazioni. Io lascio fare a chi ne sa pi\u00f9 di me e cerco di rendermi utile: &#8220;il prossimo anno perch\u00e9 non facciamo il &#8216;quod quod&#8217;? sar\u00e0 meno poetico ma vuoi mettere: &#8216;Ricuciamo l&#8217;Italia con i nostri carburatori'&#8221;. Sciolto ogni dubbio proseguiamo dritto e seguendo il bordo del campo fino all&#8217;angolo tra due filari scendiamo in un sentiero nel bosco che sbuca su una carrareccia che costeggia una vigna e lascia intravedere nella calda foschia la Badia di Pozzeveri. Arrivati allo spiazzo di fronte alla Badia facciamo un&#8217;altra pausa di un quarto d&#8217;ora a base di acqua e frutta fresca e secca. Non dobbiamo fermarci troppo perch\u00e9 anche oggi attorno alle cinque \u00e8 prevista pioggia e si vorrebbero evitare i disagi di ieri. Costeggiamo la Badia sulla destra e imbocchiamo la strada asfaltata che s&#8217;inoltra per i campi. Dopo l&#8217;incrocio con la provinciale torniamo sulla strada e proseguiamo dritto entrando nella frazione di Corte Ginori. Continuiamo a camminare un&#8217;altra ora e mezza per luoghi di cui non ricordo quasi nulla perch\u00e9 sono troppo occupato a parlare di cinema con Jonny. Attorno alle 16.30 siamo ad Altopascio e raggiungiamo la palestra comunale dove passeremo la notte. Poco dopo il nostro arrivo come preventivato si mette a piovere ma ormai noi siamo al coperto e che ci frega. Anche questa \u00e8 fatta, mi dico, sono sereno e ottimista, felice di stare molto meglio di come stavo alla fine della tappa di prova del 9 aprile. Nella palestra si dorme sul pavimento ai bordi del campo da basket, le docce e i bagni non hanno luci n\u00e9 porte, il cesso \u00e8 alla turca e senza scopettone ma non sento una lamentela. Fuori c&#8217;\u00e8 un bar e un campo di calcio dove giocano un incontro dopo l&#8217;altro di categorie minori. Ci dicono che durante gli incontri, per non disturbare i genitori dei futuri campioni sarebbe meglio non avvicinarsi al campo e, se proprio vogliamo seguire le partite, di andare sugli spalti.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo cena io e Chiara (la seconda, designer) rientriamo nella palestra. Mentre stiamo per lavarci i denti illuminati da una torcia elettrica di Gabriella che pare uscita dalla ddr, sento che fuori ci sono rumori di gente allegra e allora, appena affaccio la testa fuori dall&#8217;edificio, vengo messo in mezzo. &#8220;\u2026 ecco prendiamo lui!&#8221;, dice Roberto del marketing Ferrero, e mi tira fuori dalla porta. Mi trovo davanti il gruppo degli otto o nove brianzoli. &#8220;Dimmi il titolo di una canzone di Scialpi&#8221;. Non la so. &#8220;Una di Drupi&#8221;. Manco. &#8220;Una di Riccardo Fogli&#8221;. Silenzio. &#8220;Viola Valentino?&#8221; Nisba. Chi \u00e8 Enzo Ghinazzi? Ehm\u2026 Impietosita Miriam suggerisce: &#8220;Pu\u2026&#8221; \u2026 &#8220;Pu..&#8221; &#8220;Pupo!&#8221; L&#8217;ho beccato! Evvai! Esulto. &#8220;Una canzone di Pupo?&#8221; Sudo freddo. Aiutino. &#8220;Su di noi\u2026&#8221; e allora vado avanti a cantare ed \u00e8 tutto una pacca sulle spalle. &#8220;Vedo che sei un finto timido&#8221; mi dice Roberto. &#8220;Non sai quanto&#8221;, rispondo. Ma nel frattempo arriva anche Chiara (la seconda) che viene subito messa alla prova sulla domanda di Pupo e se la cava cantando &#8220;gelato al cioccolato&#8221; e poi Gabriella che stupisce tutti tenendo banco e compiacendo i nostri interlocutori e anche me, che gi\u00e0 gustavo sciogliersi un episodio che per un attimo avevo interpretato come uno di quei piccoli diaframmi che poi diventano nocciolo di contraddizione, e paratia, perch\u00e9 temevo di essere stato chiamato come testimonianza vivente del fatto &#8220;che questi qui, questi intellettuali chiusi e altezzosi, vivono fuori dal mondo&#8221;. Avevano visto giusto ma per questa volta me l&#8217;ero cavata, e non se n&#8217;erano accorti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">***<\/p>\n<figure id=\"attachment_587\" aria-describedby=\"caption-attachment-587\" style=\"width: 315px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/010-giov15t.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-587\" title=\"010 giov15t\" src=\"http:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/010-giov15t.jpg?w=300\" alt=\"\" width=\"315\" height=\"211\" srcset=\"https:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/010-giov15t.jpg 600w, https:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/010-giov15t-300x201.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 315px) 100vw, 315px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-587\" class=\"wp-caption-text\">3\/4 (cotti) dell&#8217;organis\u00e9scion<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 mezzanotte.<br \/>\nNella palestra sono entrate molte zanzare ma anche qualche lucciola fragile e intermittente di quelle che dicono pressoch\u00e9 estinte anche in campagna. Lungo le pareti vedo spostarsi le luci verdi e azzurre degli schermi a cristalli liquidi dei cellulare e quelle appena pi\u00f9 potenti e appuntite dei led. Gabriella punta la sua torcia della ddr contro Antonio tornato dai bagni che finge di essere un ladro sorpreso dal guardiano del museo e alza le braccia in un gesto teatrale come a dire &#8220;ah mi hai scoperto!&#8221;, e per un attimo la sua ombra magra si proietta lungo le pareti della palestra e sul tabellone del canestro, spostandosi come se scivolasse velocissima verso un&#8217;altra dimensione. Penso che ci vorrebbero i colori di Peter Doig per rendere le differenti sfumature rosse della gomma dei palloni da basket chiusi nella gabbia e illuminati dalle luci mosse dei telefoni, e che questa grande palestra dal soffitto alto mi regaler\u00e0 un buon sonno. Ora \u00e8 silenzio. Sdraiato nel buio rifletto sul fatto che ci sono virt\u00f9 dell&#8217;intelligenza indispensabili ma forse sopravvalutate, soprattutto nel caso siano oggetto di uno sviluppo ipertrofico. Una di queste virt\u00f9 \u00e8 l&#8217;esercizio dello spirito critico. Esercizio importante, indispensabile, che per\u00f2 non deve trasformarsi in una porta blindata che impedisce di accedere alle nostre energie latenti, potenziali, o nascoste. Chiariamoci: non sto parlando della fede del pellegrino e tanto meno del fanatismo che affossa la coscienza individuale, al contrario credo che la mia intuizione si avvicini di pi\u00f9 all&#8217;halach\u00e0. Ovvero all&#8217;umile dottrina delle prescrizioni ebraiche per cui, detto in soldoni, vale il motto &#8220;prima fa, poi pensa&#8221;. Questa volta ho fatto cos\u00ec. Non ho cercato a priori il senso di questi tanti passi ripetuti ma ho aspettato che fossero questi tanti passi ripetuti a parlare e, addormentandomi, non ho potuto fare a meno di ascoltarmi dentro una delle primissime poesie del giovane Ungaretti, originario di queste parti, che riporto cos\u00ec senza cesure come se fossero un pezzo qualsiasi di una qualsiasi frase: &#8220;tra un fiore colto e un fiore donato l&#8217;inesprimibile nulla&#8221;. Rigirandomi sul mio materassino da ginnastica duretto, infilato dentro il mio sacco lenzuolo, godevo dell&#8217;inerzia abbandonata del corpo e, mentre guardavo il riflesso delle luci dei fari delle automobili che passavano fuori la palestra modificare la trama delle ombre e illuminare di concerto il parquet lucidissimo del campo basket, pensavo ai tanti significati racchiusi in quel versicolo che nella notte condensa come rugiada il mistero dei gesti e il mistero del dono, ma anche i misteri della disponibilit\u00e0 e del talento. Della differenza tra l&#8217;essere &#8220;colto&#8221; e il sentirsi &#8220;donato&#8221;. E mentre il sonno mi ghermisce con la lusinga di poter comprendere l&#8217;essenza dell&#8217;arte che domani mattina avr\u00f2 dimenticato, la sostanza intimamente paradossale di quell&#8217;inesprimibile nulla che sostiene l&#8217;immotivato fiore, l&#8217;essere stesso della poesia, mi dicevo &#8220;ma allora\u2026<br \/>\nzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sabato 4 giugno 2011. Sedicesimo giorno di marcia.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/004-giov16t.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-588\" title=\"004 giov16t\" src=\"http:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/004-giov16t.jpg?w=300\" alt=\"\" width=\"315\" height=\"211\" srcset=\"https:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/004-giov16t.jpg 600w, https:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/004-giov16t-300x201.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 315px) 100vw, 315px\" \/><\/a>Ci si dovrebbe alzare alle sei e mezza ma non so quanto tempo prima comincia a propagarsi per la palestra un suono fastidioso, una sveglia che nessuno spegne. &#8220;Chiss\u00e0 chi \u00e8 &#8216;sto rompicoglioni che se l&#8217;\u00e8 dimenticata\u2026&#8221;, penso, &#8220;certamente qualcuno che \u00e8 andato a fare la doccia&#8221;. Dopo non meno di cinque minuti di quel bibip bibibibp qualche anonimo volenteroso si alza e la spegne. Era la sveglia di Antonio che ci dormiva attaccato riverso sul suo materasso come se niente fosse. Dice che una cosa del genere non gli \u00e8 mai capitata in vita sua e gli credo. Che capiti l&#8217;imprevedibile \u00e8 il bello di questa cosa: &#8220;Non si sa cosa succeder\u00e0 dopo perch\u00e9, mentre succede, \u00e8 gi\u00e0 successo&#8221;.<br \/>\nPartiamo alle 8 e cinque da Altopascio diretti a San Miniato, in leggero ritardo, giusto il tempo di andare a prendere vicino al municipio un&#8217;altra decina di camminatori che vengono da Pisa e si uniscono al gruppo. Siamo una marea, pi\u00f9 di cinquanta. &#8220;Mi raccomando chiudi il gruppo&#8221;, mi dice Giovanni. Certo, certo, no problem. Cazzo devo sbrigarmi e continuare il mio simpatico giro di conoscenze. E su e gi\u00f9 per le fila della carovana raggiungo le persone che ieri mi sembrava di non aver incrociato. Santina \u00e8 impiegata, Francesca guida ambientale, Stefano ragioniere, Dina educatrice. Marina \u00e8 amministratore delegato di una srl che si occupa della progettazione e della forniture di arredi per gli asili nido. Un&#8217;altra Chiara(e tre) viene da Milano. \u00c8 con noi da tre tappe e solo ora riesco a parlarle: \u00e8 un artista\/operaia che scolpisce, modella l&#8217;argilla e realizza installazioni video. Oggi si \u00e8 fatta male al legamento di un ginocchio e ha una fascia vistosa. Pi\u00f9 tardi la verranno a prendere lungo la strada, in uno spiazzo dove esercita in pieno giorno un&#8217;attempata prostituta seduta su una sorta di pietra miliare, e che non pare affatto stupita del nostro passaggio. Chiara non ce la fa pi\u00f9: la gamba le fa male ma generosamente si offre di stare con noi e di assisterci anche nei prossimi giorni guidando la macchina di appoggio che ci segue lungo il percorso.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/008-giov16t.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-589\" title=\"008 giov16t\" src=\"http:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/008-giov16t.jpg?w=300\" alt=\"\" width=\"315\" height=\"211\" srcset=\"https:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/008-giov16t.jpg 600w, https:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/008-giov16t-300x201.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 315px) 100vw, 315px\" \/><\/a>Percorriamo l&#8217;antico selciato della Via Francigena e dopo un paio d&#8217;ore superiamo la zona delle Cerbaie, selvaggia e deserta, fino a Fucecchio, dove passiamo a rifocillarci a casa di Nelli. Qui Carla crolla sul divano per il caldo. Ha dato tutto quello che aveva da dare. Io approfitto della pausa per conoscere un po&#8217; il gruppo dei nuovi pisani. Cristina e Abramo sono due matematici che studiano con una qualche borsa di studio e lavorano sulla geometria non lineare, se ho capito bene, ma ne dubito. Poi ci sono Donatella, architetto, originaria di Bari, Silvia, di Milano ma pisana d&#8217;adozione, insegnante di matematica e scienze, nonch\u00e9 centravanti di calcetto, Mario, guida turistica e coach. Giorgio \u00e8 un siciliano che \u00e8 tornato da due giorni da un avventuroso viaggio di tre mesi in Australia, e non ha intenzione di fermarsi. Un altro Giorgio invece fa &#8220;il cameramen senza telecamera&#8221;, ma anche il giardiniere <em>tree climber<\/em>. Sono legati al volontariato in una bottega equo solidale che si chiama &#8220;il chicco di senape&#8221;. Infine incontro David, ventitr\u00e9 anni, originario di un piccolo paesino di quattrocento anime nei pressi di Dortmunt. Parla un italiano perfetto, dal lessico ricco e virtualmente privo di accento. Gli faccio i miei complimenti e gli chiedo di raccontarmi qualcosa. Studia scienze per la pace ed ha vissuto gi\u00e0 alcuni anni in medi oriente dove ha imparato anche il persiano. L&#8217;italiano \u00e8 molto pi\u00f9 facile mi dice sorridendo con la sua faccia allegra e pulita. \u00c8 lui che mi ha prestato i fogli su cui ho preso gli appunti per questo pezzo. Li ha staccati dal centro di un suo quaderno dove di tanto in tanto annota qualcosa. Su uno di questi fogli che mi ha dato \u00e8 rimasta scritta una frase di suo pugno: &#8220;Tanto pi\u00f9 ci si rende conto di come gira il mondo, tanto pi\u00f9 ci si dovrebbe considerare servi di Dio&#8221;. Nel frattempo siamo gi\u00e0 ripartiti e ci dirigiamo alla volta di Ponte a Cappiano attraverso un&#8217;antica palude bonificata e anche Sergio Nelli marcia con noi. Seguiamo un corso d&#8217;acqua che si snoda fra i campi ma non bado troppo al paesaggio (bellissimo) perch\u00e9 discuto con Jonny, Roberta e Gabriella della poesia di Sannelli, Gezzi, Brancale, Marchesini, Annedda, Donati, Febbraro etc. Superato l&#8217;Arno percorriamo l&#8217;argine verso San Miniato e mentre transitiamo tra Chimenti e Galleno ascolto le avventurose vicende Tina, che lavora all&#8217;agenzia delle entrate, e di Gianni, guida turistica, entrambi da Torino. Sono aneddoti che richiederebbero un racconto a parte e per ora li saluto con affetto perch\u00e9 mi hanno fatto ridere fino alle lacrime. A presto! Quando siamo quasi in vista di San Miniato raggiungo Alessandra, un architetto di Roma. Siamo in testa al gruppo e le dico di rientrare nel biscione per non dare troppo nell&#8217;occhio. &#8220;Stai tu dietro?&#8221; Mi dice Tiziano mentre passa. Certo certo no problem. Alessandra oltre a fare l&#8217;architetto, \u00e8 una marciatrice provetta che ha fatto anche la camminata in Sicilia con Fabio e si cimenta in quelle che chiama &#8220;esplorazioni urbane&#8221;. &#8220;Camminare per lei \u00e8 un mezzo per valicare e sconfinare, per esplorare. Noi lavoriamo su beni pubblici e spazi residuali che sono stati sottratti alla comunit\u00e0. Cerchiamo di riappropriarcene; ad esempio come abbiamo fatto con un casale abbandonato sulla Tiburtina&#8221;. Lasciata Alessandra conosco Daniele, piemontese, e la sua compagna, Cristina, che \u00e8 una bella ragazza alta e bionda che viene dalla valle Imagna, quella citata nel famoso film di Tot\u00f2 e Peppino a Milano. Terra selvaggia, terra di briganti. Discutiamo della biblioteca di Ponteranica e dell&#8217;Ulivo di Peppino Impastato. Lei mi dice amaramente delle ferite che l&#8217;irresponsabilit\u00e0 della Lega ha inferto al senso comune in quei luoghi che lei ama e per i quali mi pare di intuire che soffra. Forse lavora in campo medico perch\u00e9 mi fornisce una valutazione molto professionale sul mio unghione ballerino, ma non lo so perch\u00e9 la mia attenzione \u00e8 subito attratta da una serie di informazioni che non posso rivelare. Infatti le prometto di non scrivere che \u00e8 parente di un noto politico della Lega di cui non posso fare il nome (Calderoli). Tranquilla Cristina. Bocca cucita. Camminatrice interessante \u00e8 un&#8217;altra Chiara ancora (la quarta!) che ha ventotto anni dei begli occhi verdi e vive a Berlino nel quartiere di Friedrichshain. Ci ha raggiunti oggi con l&#8217;intenzione di arrivare anche lei fino a Napoli. In Italia lavorava nell&#8217;editoria per ragazzi ma vista l&#8217;aria pesante ha pensato bene di andare a cercar miglior fortuna altrove. Cos\u00ec si \u00e8 licenziata lasciandosi alle spalle una serie di contrattini assurdi e grandi moli di lavoro a fronte di stipendi irrisori. Mi dice che cammina cercando di capire se vale ancora la pena di tornare in questo Paese. \u00c8 in cerca di identit\u00e0. A Berlino \u00e8 da sola e la citt\u00e0 non \u00e8 facile, mi dice, ma mentre parliamo si avvicinano a noi Erica, la sottile ragazza ventiseienne di cui ho gi\u00e0 detto, decisa anche lei ad arrivare a fino a Napoli, e Tiziano, l&#8217;organizzatore logistico di tutta la faccenda che le abbraccia calorosamente entrambe e dice: &#8220;Eccole qua, le nostre colonne&#8221;.<br \/>\n&#8220;Eh gi\u00e0&#8221;, chioso spintonando via Tiziano per abbracciarle a mia volta, &#8220;le nostre cariatidi\u2026&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/007-giov16t.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-590\" title=\"007 giov16t\" src=\"http:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/007-giov16t.jpg?w=300\" alt=\"\" width=\"315\" height=\"183\" srcset=\"https:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/007-giov16t.jpg 500w, https:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/007-giov16t-300x175.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 315px) 100vw, 315px\" \/><\/a>Cammina cammina arriviamo a San Miniato basso e alla stazione salutiamo Carla, Sergio, Antonio, Dario, Jonny e gli altri che ritornano a casa. Noi proseguiamo verso la fraternit\u00e0 della misericordia che ci ospita per la notte. Io e la Chiara con cui sono venuto (la seconda), anzich\u00e9 nella cappella con tanto di altare e ostensorio in cui dorme la maggior parte del gruppo, finiamo per essere piazzarti in una privilegiatissima roulotte di lamiere arroventate che \u00e8 rimasta tutto il giorno sotto il sole. \u00c8 stata trasformata in una specie di ambulanza mobile con tanto di radio ricetrasmittenti e strumenti per la rianimazione. Accanto alla roulotte ci sono due camionette rosse dei pompieri con su la scala antincendio e un altro paio di ambulanze. &#8220;Se stanotte questi partono e ci attaccano dietro e\u00a0ci svegliamo nel mezzo di un incidente stradale? Ci pensi? Nel cuore della notte ci sbattono fuori per far posto ai feriti\u2026&#8221;.<br \/>\nA cena, al ristorante &#8220;da Rina&#8221;, parlo soprattutto con Serena e Tiziano. Serena lavora tra Torino e Napoli. Sar\u00e0 lei a organizzare le ultime tappe fino a Scamp\u00eca. Si parla di problemi logistici e di possibili, probabili, intoppi. &#8220;Attraverseremo paesi in mano alla camorra&#8221;. &#8220;\u00c8 proprio l\u00ec che ci giochiamo il senso della nostra impresa, soprattutto se riusciremo a coinvolgere le persone di quei paesi che sceglieranno di non chiudersi in casa ma di camminare con noi&#8221;. Discutiamo vigorosamente. Serena dice che domenica sul &#8220;Corriere del Mezzogiorno&#8221; sar\u00e0 pubblicato un estratto della lettera scritta a De Magistris e Pisapia, e che da Formia in poi &#8220;Il corriere&#8221; pubblicher\u00e0 ogni giorno i nostri spostamenti. 20 righe al giorno a firma ogni volta di un volontario diverso fino al 4 luglio, l&#8217;ultimo giorno di marcia in cui attraverseremo Napoli&#8221;. Saremo ospiti di Perrella nella sede della Fondazione del premio Napoli, a Palazzo Reale, in piazza Plebiscito e se saremo veramente tanti il sovrintendente ci metter\u00e0 a disposizione anche il cortile del Palazzo. Il percorso dell&#8217;ultimo giorno dunque sar\u00e0 da Scamp\u00eca a Piazza Plebiscito dove c&#8217;\u00e8 il Palazzo Reale. Un amico di Serena, il regista Giuseppe Cembalo s&#8217;\u00e8 detto disposto a documentare con un film il nostro arrivo a Scamp\u00eca. Mentre sento parlare di palazzi reali e di film, e gi\u00e0 mi vedo entrare trionfante nella citt\u00e0 partenopea\u00a0con duecento persone e preceduto dalla banda di majorette di Arcore, Tiziano giustamente riporta tutto alla fatica reale di chi \u00e8 in marcia da tanti giorni. Emergono le nostre carenze organizzative e il nostro desiderio di fare di pi\u00f9. Tiziano e Giovanni, che si\u00a0fanno tutta la strada,\u00a0reggono bene, ma \u00e8 un fatto che non siamo capaci di comunicare al meglio, n\u00e9 di esprimere a pieno le nostre potenzialit\u00e0. &#8220;Non abbiamo nemmeno spiegato chi siamo&#8221; mi dice Tiziano. &#8220;Il primo amore qui non lo conosce nessuno, nessuno sa che tra i chi cammina ci sono degli scrittori, e quando la sa, il fatto che questa cosa sia venuta fuori da saggisti, poeti o artisti non ha il minimo impatto n\u00e9 la minima rilevanza. Sull&#8217;automobile di appoggio abbiamo due pacchi di riviste. Non ne abbiamo fatta vedere una che sia una, a nessuno&#8221;. Inizialmente queste parole mi paiono un amaro bilancio ma poi ci penso bene e tutte queste debolezze rivelano ai miei occhi anche una potenza imprevista. &#8220;Vuol dire che nonostante le nostre carenze strutturali e organizzative abbiamo messo su qualcosa che ci ha superato in quanto singoli soggetti e in qualche modo anche questa \u00e8 un opera di genio che trascende la vita stessa della rivista, che vista da qui pare l&#8217;elemento germinale di qualcosa che, letteralmente, va avanti con le sue gambe, sconfinando davvero fuori dalle pagine, fisiche o smaterializzate che siano. E poi vuol dire che nessuno \u00e8 qui per i crediti scolastici o per pubblicare un libro con Effige; vuol dire che qui non c&#8217;\u00e8 nemmeno un leccaculo e che nessuno l&#8217;ha fatto per mettersi in vetrina con i propri libri, o per tirar su abbonamenti&#8221;. Cristina (quella che non si deve sapere che \u00e8 parente di Calderoli, tanto per capirci) a questo punto interviene nella discussione che ha ascoltato con pazienza durante tutta la cena e dice che &#8220;\u00e8 vero \u2026 insomma presentare la rivista avrebbe potuto avere l&#8217;effetto della batteria di pentole a Medjugorje, se capite cosa voglio dire\u2026 e poi \u00e8 molto pi\u00f9 bello suscitare curiosit\u00e0 per le proprie iniziative, le proprie posizioni e lo stile che si ha nel proporle e farsi inseguire, piuttosto che rincorrere e imporre a tutti la propria presenza come fa la pubblicit\u00e0. Magari cala la <em>quantit\u00e0<\/em> della <em>visibilit\u00e0<\/em>&#8220;, dice, &#8220;ma cambia anche la <em>qualit\u00e0<\/em> dell&#8217;<em>attenzione<\/em>&#8220;.<br \/>\n&#8220;Zitta sporca leghista&#8221;, le rispondo io, &#8220;cosa vuoi capire tu delle tematiche portanti di una rivista culturale? Cosa credi, siamo intellettuali noi, mica Borghezio&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<figure id=\"attachment_591\" aria-describedby=\"caption-attachment-591\" style=\"width: 640px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/tramonto.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-591\" title=\"tramonto\" src=\"http:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/tramonto.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"442\" srcset=\"https:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/tramonto.jpg 720w, https:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/tramonto-300x208.jpg 300w, https:\/\/www.repubblicanomade.org\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/tramonto-600x415.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-591\" class=\"wp-caption-text\">Foto: Lorenzo Busetto<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 notte anche a San Minato Basso e la Fraternit\u00e0 di Misericordia che ci ospita \u00e8 avvolta dal silenzio. Egle \u00e8 seduta su una gradinata nei pressi di uno spiazzo per far atterrare gli elicotteri di soccorso di fronte a una chiesa modernissima che pare appena consegnata dal costruttore. Alla flebile luce di un lampione cerca di leggere un breve saggio di Tahar Ben Jelloun su Giacometti preso in biblioteca a Lissone. Intanto nel campo di calcetto vicino alle gradinate Fabio ha ancora la forza di tirare due calci al pallone con alcuni bambini del posto. La avvicino. Egle si occupa di arte. Lavora come guida didattica nei musei, soprattutto per l&#8217;arte contemporanea; in pi\u00f9 produce quelle che lei definisce &#8220;sculture deperibili&#8221; e disegna &#8220;gioielli precari&#8221; composti di elementi naturali.<br \/>\n&#8220;Tipo una collana di salsiccia?&#8221; le domando con discrezione.<br \/>\n&#8220;No, meglio&#8221; risponde lei otto mila metri sopra.<br \/>\nLe dico che devo scrivere una cosa e faccio finta che devo intervistarla. Le chiedo che cosa vuole che dica sul senso del cammina cammina per lei e bla bla bla. Ci pensa non pi\u00f9 di un secondo e mi risponde che le piace contrasto tra la mente che si svuota dei pensieri e il corpo che si carica di mille impulsi. &#8220;La maggior parte sono impulsi di dolore, ma l\u00ec in mezzo c&#8217;\u00e8 anche la vita&#8221;. Me lo dice cos\u00ec, semplice semplice.<br \/>\nNon ha mai letto una sola riga del Primo amore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Andrea Amerio Andrea Amerio del &#8220;Primo amore&#8221; &#8211; tra l&#8217;altro uno dei tre valorosi (gli altri due essendo Antonio Moresco e Tiziano Colombi) che in aprile, ma sotto un sole agostano, testarono senza alcun allenamento la prima tappa del cammino &#8211; ha scritto un vivido reportage su &#8220;Cammina cammina&#8221; tra Lucca e San Miniato, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[29,20,31,19],"tags":[73,28,47],"class_list":["post-578","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cammina-cammina-2","category-imagimondo","category-post-recenti","category-riflessioni","tag-andrea-amerio","tag-cammina-cammina","tag-diario-del-cammino"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - 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