{"id":858,"date":"2011-12-24T19:16:49","date_gmt":"2011-12-24T17:16:49","guid":{"rendered":"http:\/\/camminacammina.wordpress.com\/?p=858"},"modified":"2011-12-24T19:16:49","modified_gmt":"2011-12-24T17:16:49","slug":"858","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.repubblicanomade.org\/index.php\/2011\/12\/24\/858\/","title":{"rendered":"Lettera agli amici dell&#8217;Aquila"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Di Antonio Moresco<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cari amici dell\u2019Aquila,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">prima di tutto grazie per come avete accolto noi e la nostra proposta di fare della vostra citt\u00e0 il centro della Stella che vogliamo mettere al mondo l\u2019anno prossimo.<br \/>\nGrazie alle persone e alle associazioni che abbiamo incontrato, a chi ci ha ospitato durante la notte, a chi ci ha accompagnato per le strade della vostra citt\u00e0 cos\u00ec duramente ferita, a chi ci ha dato da mangiare in una casa di paglia.<br \/>\nSono sicuro che il nostro incontro ha messo in movimento in tutti noi delle forze, dei sentimenti e delle passioni che daranno frutto.<br \/>\nCi siamo lasciati con la convinzione che dovevamo inventarci qualcosa di significativo e forte per l\u2019arrivo all\u2019Aquila della Stella e io adesso vi scrivo per farvi una proposta.<br \/>\nMa prima vorrei esprimervi l\u2019emozione che ho provato camminando per le strade della vostra citt\u00e0. Parler\u00f2 con sincerit\u00e0 e senza censurare nulla di quando ho provato e pensato vedendo con occhio esterno tutta quella desolazione, perci\u00f2 vi chiedo in anticipo di perdonarmi se qualcosa di quanto dir\u00f2 andr\u00e0 a ferire la vostra sensibilit\u00e0, acuita in voi dal terribile trauma che avete vissuto.<br \/>\nCi siamo avvicinati con la macchina al centro storico, siamo passati davanti alla Casa dello studente sventrata, agli striscioni e alle fotografie con le belle facce dei poveri ragazzi che hanno perso la vita durante il sisma. Abbiamo parcheggiato e poi ci siamo addentrati, con Nicoletta che ci faceva da guida, nelle strade della citt\u00e0. Abbiamo camminato per molto, per un paio d\u2019ore. La prima cosa che mi ha sbalordito \u00e8 che il paesaggio non cambiava mai. Non si trattava di strade e di piazze crollate, di cumuli di macerie in zone estese ma circoscritte, ma di un\u2019intera citt\u00e0 che si presentava di fronte a noi come imbalsamata. Io non so se esiste al mondo un altro esempio simile, di un\u2019intera citt\u00e0 annientata da un terremoto e che pure si presenta ancora cos\u00ec: deserta e viva.<br \/>\nContinuavamo a camminare in questo tremendo silenzio. Era domenica mattina e forse per questo non c\u2019era nessun altro in giro. Abbiamo incontrato solo un paio di camionette con giovani soldati e soldatesse in divisa mimetica, che ci hanno detto che era proibito l\u2019accesso in quella parte transennata della citt\u00e0. Ma noi abbiamo continuato a camminare addentrandoci sempre pi\u00f9 nel suo cuore. Nessuno di noi aveva voglia di parlare perch\u00e9 quello che stavamo vedendo chiedeva silenzio. Io ero scosso dalla vista di un\u2019intera citt\u00e0 flagellata, con le case e i palazzi attraversati da parte a parte da crepe, eppure ripulita, spettrale, con pezzi di chiese e di case che non c\u2019erano pi\u00f9, con le piastrelle delle cucine in vista, e anche da quella sorta di seconda citt\u00e0 sovrapposta alla prima. Ogni casa, ogni facciata, ogni finestra, ogni porta erano puntellate da strutture di tubi neri su cui luccicavano i morsetti dorati, da migliaia e migliaia di assi e di travi ancora fresche, vere e proprie foreste di legno che tenevano in piedi questa citt\u00e0 creando quasi una straziante unit\u00e0 architettonica aggiunta. Attorno a finestre e porte le assi erano in molti casi sagomate e tagliate in modo da formare degli archi, delle inutili prese di luce, dei rosoni, delle raggiere. I tubi erano in molti casi cos\u00ec numerosi e a strati cos\u00ec sovrapposti da dare a case, chiese e palazzi l\u2019allucinante aspetto di sperimentazioni moderniste o di un\u2019immensa istallazione a cielo aperto. Ormai sappiamo bene quale enorme operazione speculativa ci sia dietro questa immobilizzazione e spettralizzazione di un\u2019intera citt\u00e0, e alcuni di voi stanno conducendo delle battaglie coraggiose, nobili e giuste per sollevare questo velo e pretendere verit\u00e0 e giustizia. Ma a me pare che, mentre succedeva questo, sia successo anche qualcosa d\u2019altro che si pu\u00f2 ritorcere contro coloro che hanno allestito questo allucinante e morto presepio. Mi pare che, mentre questi signori stavano facendo tutto ci\u00f2 per i loro fini, per agevolare lo spopolamento della citt\u00e0 e lo sradicamento dei suoi abitanti e sempre nuove speculazioni, sia successa anche un\u2019altra cosa, incalcolata e di segno opposto, e che bisogna saper vedere anche questa.<br \/>\nEro gi\u00e0 stato una decina di anni fa nella vostra citt\u00e0. Eppure, adesso che la vedevo cos\u00ec annichilita, che la ritrovavo architettonicamente unificata da quelle allucinanti protesi di metallo e di legno -scusate l\u2019enormit\u00e0 di quello che sto per dire- mi sembrava ancora pi\u00f9 commovente e pi\u00f9 bella. Mi pareva che, anche se era imbavagliata e non poteva parlare, ci stesse dicendo qualcosa di molto forte che noi dovevamo riuscire a comprendere. \u201cBisognerebbe fare qualcosa qui, proprio qui!\u201d mi ha detto a un certo punto Fabiola, che camminava anche lei in silenzio \u201cE\u2019 da qui che bisognerebbe partire!\u201d E Giovanni mi ha detto: \u201cSembra che questa citt\u00e0 non voglia crollare, che se ne stia ancora rigida, come una persona dalle ossa rotte che per\u00f2 si tiene diritta sulle stampelle e che intanto ci dice che \u00e8 ancora in piedi, che \u00e8 ancora viva.\u201d<br \/>\nEra la stessa cosa che stavo pensando anch\u2019io. Quello che cercher\u00f2 di dirvi da qui in avanti vi sembrer\u00e0 forse avere a che fare pi\u00f9 con la poesia che con la realt\u00e0, per\u00f2 io riesco a dirlo solo cos\u00ec, e poi certe volte \u00e8 proprio con lo sguardo della poesia che si riesce a penetrare pi\u00f9 a fondo la realt\u00e0. Mi sembrava che la vostra citt\u00e0 ci stesse dicendo: \u201cIo non sono morta, io non morir\u00f2. Io racchiudo nel mio scrigno tutti i vostri dolori e tutte le vostre gioie, tutte le vite che avete passato dentro di me. Io adesso sono qui, immobilizzata in questa camicia di forza, con le ossa rotte, ma le ossa si possono saldare, si salderanno. Io sono una crisalide e sto di nuovo nascendo. Non permettete che mi trasformino in una citt\u00e0 fantasma, sotto teca, spettrale, da far visitare in futuro ai turisti come una Venezia del dolore. Lo so che adesso avete bisogno di separarvi per un po\u2019 da me per poter riprendere le vostre vite e trovare un po\u2019 di forza e di gioia dopo l\u2019enorme trauma che avete sofferto e che anch\u2019io ho sofferto con voi e che ha attraversato anche le mie giunture. Ma non abbandonatemi, non abbandonatemi! Toglietemi questa camicia di forza! Invadete di nuovo con le vostre calde vite le mie fredde case attraversate da crepe! Lo so che adesso sembra impossibile che io e voi possiamo risorgere insieme, che sembra un miracolo. Bene, allora facciamo questo miracolo!\u201d<br \/>\nPerci\u00f2 mi sembra che, alla fine di questo lungo cammino che ci porter\u00e0 da ogni parte nella vostra citt\u00e0, facendola diventare la capitale sentimentale d\u2019Italia e la sua prefigurazione, occorra pensare a qualcosa di pi\u00f9 che a un gesto simbolico, che occorra rispondere al grido muto che emana dalla crisalide della vostra citt\u00e0 con qualcosa che non si perda, che resti a voi, che serva a voi, non con qualcosa che viene e va e che non lascia traccia. Qualcosa che continui a crescere e a sedimentare anche quando questo nostro sogno collettivo sar\u00e0 finito, che sia di aiuto alla rigenerazione della vostra citt\u00e0. Che la tenga sotto la luce dei riflettori, che impedisca che venga dimenticata e ibernata. Perch\u00e9 quello che ci sta dicendo e ci sta gridando rimanga di fronte ai nostri occhi e a quelli dell\u2019intero Paese, incancellabile, fino a quando non rester\u00e0 che ascoltare la sua voce.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Antonio Moresco Cari amici dell\u2019Aquila, prima di tutto grazie per come avete accolto noi e la nostra proposta di fare della vostra citt\u00e0 il centro della Stella che vogliamo mettere al mondo l\u2019anno prossimo. 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