2018 Il mito dell’Europa

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Dalle radici all’oggi, il cammino greco della Repubblica Nomade

Quello di quest’anno sarà l’ottavo cammino della nostra piccola Repubblica Nomade e il nostro quarto cammino europeo. Si svolgerà principalmente in Grecia, nostra sorella mediterranea e grande e antico paese dove sono nati i sogni, le visioni, le strutture di pensiero, gli istituti politici e i miti fondatori che hanno agito profondamente sull’immaginario degli uomini dell’Europa, ma che di recente è stata duramente e ottusamente colpita dall’Europa stessa così come si è andata configurando in questi decenni.

I nostri cammini europei, prendendo le mosse dal Manifesto di Ventotene, hanno inteso essere prefigurazione di una nuova Europa in cammino, degli Stati Uniti d’Europa, ma di un’Europa edificata su fondamenta diverse da quelle attuali e alla quale tendere come a un nuovo mito. E hanno inteso anche segnalare i concreti rischi di nuove guerre, se il nostro continente si disgregherà sotto la spinta dei suoi ciechi egoismi e delle sue paure, dei fantasmi e demoni che stanno riprendendo corpo nelle sue viscere, alimentati da nuovi apprendisti stregoni che stanno irresponsabilmente scherzando col fuoco, sotto lo sguardo interessato e con l’avallo attivo di potenze vicine e lontane che hanno interesse a che questa invenzione e sperimentazione geopolitica fallisca, per potersela ancora una volta divorare boccone dopo boccone.

Col cammino di quest’anno intendiamo andare al cuore e all’origine di tutto questo.

Partiremo il 2 giugno da Calimera, nella Grecìa Salentina, dove cammineremo per un paio di tappe. Il 3 giugno sera ci imbarcheremo, attraverseremo il mare e sbarcheremo in Grecia.

Il cammino greco vero e proprio partirà da Delfi, dove hanno avuto inizio altri viaggi e altri miti, antica sede di un famoso oracolo e dove anche noi, in un certo senso, andremo a consultare l’oracolo, gli rivolgeremo domande impossibili per avere risposte impossibili, perché il cosiddetto possibile ci ha portato dove ci ha portato, ha miseramente fallito. E perché anche la nuova Europa ha bisogno di sogni e di miti. Perché non sono solo le logiche economiche e di sopraffazione su cui si vorrebbero modellare e schiacciare le vite degli uomini dietro il paravento di una democrazia sempre più di facciata, non sono solo le ingegnerie politiche cucite su misura di queste a muovere le menti e i cuori degli uomini. Sono anche i sogni e i miti condivisi a muovere i popoli e a creare le condizioni per nuove possibilità e invenzioni. E perché anche noi, da quando siamo nati e abbiamo eletto il cammino a forma di prefigurazione e messaggio, siamo un sogno, un sogno in movimento, un sogno che cammina.

Tutti i nostri cammini sono stati guidati da un sogno. Questo nuovo cammino sarà guidato dal sogno e da quel sogno collettivo che è il mito, perché per capire il presente bisogna certe volte guardarsi indietro e arrivare all’origine, perché il mito sfonda i confini di spazio e tempo e ci continua a dire chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo.

Il mito di Europa, ad esempio: Europa era una bella ragazza mediorientale, figlia di Agenore re di Tiro, di cui si invaghisce Zeus, il re degli dei, che si trasforma in toro, la rapisce con l’inganno e poi la violenta (che voglia dire qualcosa il fatto che il toro, proprio il toro, sia il simbolo di Wall Street e della dimensione economica e finanziaria dominante?)

Ma seguiamo ancora per un po’ il filo rosso di questo mito, per capire quanto abbia ancora a che fare con noi e con ciò che siamo. Il padre di Europa manda gli altri figli a cercare la sorella Europa. Questi si dividono e percorrono il Mediterraneo, dando vita a diversi popoli. Uno di questi figli, Cadmo, inizia il suo viaggio da Delfi, proprio da Delfi, dove consulta l’oracolo, che gli dice di mettersi in cammino e di fondare una nuova città.

Continuando a seguire questo filo, c’è da dire anche che uno dei figli di Europa e di Zeus sarà Minosse, re di Creta, quello che fece costruire il famoso labirinto per rinchiuderci il Minotauro, mezzo uomo e mezzo toro, nato da un incontro tra la moglie Pasife e un toro, figura archetipica e primigenia di uomo-animale, orco divoratore delle giovani vite introdotte nel labirinto per saziare la sua fame. Il mito ci racconta anche che questo labirinto era così intricato che nessuno, neppure Dedalo che ne fu l’architetto e che ci era stato a sua volta rinchiuso, riusciva a trovarne l’uscita. E allora dovette inventarsi una cosa inconcepibile, un salto di dimensioni e di piani: guardando gli uccelli che volavano liberi sopra di lui, concepì l’idea di trasformarsi in uccello. Così raccolse le loro piume cadute, si costruì delle ali appiccicandosele sulle spalle e le braccia con della cera d’api che riuscì a trovare nei cunicoli, si sollevò da terra e uscì, letteralmente volando, dal labirinto. Ecco, questo mito ci dice che anche l’Europa, imprigionata nel suo labirinto e nelle sue paure e dominata dal suo Minotauro, deve riuscire a compiere uno scatto di immaginazione e un salto di piani che sembrerebbe impossibile, senza il quale però non riuscirà a uscirne e a spiccare il volo, non riuscirà a diventare un continente dove si sperimentano e si forgiano inaudite possibilità di vita per i propri popoli e per quelli dell’intero pianeta dominato da logiche umane suicide e alle soglie di un collasso di dimensioni epocali.

Queste non sono solo favole antiche. Sono un giacimento di sapienza, di visione e pensiero prefigurativo che ha ancora molto a che fare con noi e con i nostri destini, personali, continentali, planetari e di specie.

Il cammino di quest’anno, per la sua particolare configurazione, sarà nuovo anche nella forma, perché unirà il tratto a piedi a spostamenti per mare e in corriera. Dopo la partenza da Delfi, al termine di un largo cerchio di cammino che ci farà incontrare, vedere con i nostri occhi partecipi e solidali e toccare con mano l’attuale situazione della Grecia e gli esiti di ciò che non dovrebbe essere l’Europa, arriveremo infine, intorno al 16 giugno, ad Atene, culla, capitale e midollo dell’Europa e di buona parte del mondo.

Claudio Agosti e Antonio Moresco  a nome della Repubblica Nomade

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